Essere Corsa . Un libro scritto con un pò d’esperienza

Sono un “vecchio” podista con oltre 5o anni di chilometri sulle spalle ed aggiungo che la corsa non è stato il primo sport praticato essendo stato iniziato all’agonismo dallo sci da fondo in giovanissima età, che ancora oggi indosso i classici pantaloncini, almeno una volta alla settimana, per farmi un giretto intorno all’ora ad un ritmo di “lungo lento” in mezzo alla natura pinerolese (territorio a circa 40 chilometri da Torino).

Non disdegno divertirmi mentre corro inserendo qualche accelerazione per realizzare un fartleck di “nuova generazione” interpretato con inventiva mutevole e legato all’andamento delle nuove stagioni meteorologiche degli anni 2000 -Sicuramente potrei essere padre e, forse se mi fossi impegnato un po’ di più, nonno di parecchi di voi che mi leggete in questo momento. Per non sbagliare preferirei considerarvi semplicemente fratelli/sorelle di corsa. Ho partecipato a molti tipi di gare : dalle campestri ( le mie preferite), alle specialità su pista in quello che veniva definito mezzofondo e ancora oggi connotato formalmente come tale, a giri podistici, all’ora di corsa in pista disputata come frazionista con la squadra della mia citta’, l’Atletica Pinerolo, ad altre seppur pochissime ma significative corse in montagna ove sono transitato su quote intorno ai 3000 metri, qualche maratonina. Non è iscritta nel mio “palmares” nemmeno una maratona né altre competizioni “oltre” la medesima : in tanti anni, per via degli impegni di lavoro e famigliari, ( sono padre di tre figlie due delle quali già sposate con figli ) non sono riuscito a trovare il tempo per prepararne nemmeno una anche perché, esaminandomi a fondo e con sincerità, non ho mai amato gareggiare sulle lunghe distanze: preferivo, decisamente, corse con ritmi più elevati, che terminassero in un tempo relativamente breve per cessare di faticare.

Ricordo che quando partecipavo, negli anni sessanta, alle riunioni di atletica a Torino nel campetto d’atletica ove oggi si trova il nuovo stadio olimpico e giocano la Juventus ed il Toro, osservavo con sguardo compassionevole gli interpreti dei 10.000 metri inanellare i 25 giri di pista chiedendomi dove trovassero le energie per terminare una gara che, allora, giudicavo pesante da sostenere sul piano atletico. Ho vissuto momenti bellissimi ed irrepetibili vincendo parecchie gare, perdendone altrettante, talora solo ben figurando ed altre volte finendo staccato dai primi, alternando momenti più serrati d’allenamento ad altri più blandi, a periodi di relativa quiete agonista ad altri più intensi, non abbandonando mai una pratica sportiva che completava e riempiva la mia giornata di studio o lavoro.

Così, in questo modo variegato e continuo, ho attraversato il mondo della corsa a varie latitudini osservando da vicino le sue tante sfaccettature - Quando ho iniziato facevo parte di una sparuta minoranza rispetto al totale della popolazione con assenza dell’ “altra metà del cielo” ( almeno fuori dalla pista di atletica ) costituita prevalentemente da persone giovani. Non credevo di essere, in quel particolare momento storico , un precursore di un costume che, in tempi recenti, si è poi diffuso in forma esponenziale come numero di partecipanti sino a diventare cultura sportiva. Di ciò sono particolarmente felice perché le gare podistiche sono diventate veramente partecipate e frequentate da molte persone appartenenti ad ogni condizione sociale ed età. Spesso è addirittura presente il clima della festa, dello star bene insieme correndo. Qualcosa che supera il clima di solo agonismo per approdare ad una socializzazione più vera. Parallelamente ho assistito ad una evoluzione del “materiale per correre” che, in modo un pò naif riassumo così: dalla scarpa da tennis alle attuali scarpe specialistiche ultramolleggiate discretamente costose, dalla canottiera alla maglietta tecnica, dalla borsa per fare la spesa contenente l’occorrente per correre ai bei borsoni che circolano oggi.

Un’evoluzione in tutti i sensi di cui ho fatto parte attraversando i vari snodi, vivendo la corsa in modo serio ma non serioso, preparandomi con cura alle varie prove passand, nel corso degli anni, da una convinta motivazione agonistica ad una più rivolta alla ricerca del benessere psico-fisico Un’esperienza, che ho sempre vissuto in pieno, senza riserve mentali sino a giungere a considerarla parte di me - Una componente del mio essere con la quale mi trovavo a dialogare almeno due o tre volte la settimana ed i cui riflessi finivano per essere più ampi sino a comprendere i miei interessi, le conversazioni con gli amici, le letture, lo stesso modo di vivere derivante dall’etica di atleta in cui mi identificavo e che esigeva, per essere al meglio della condizione atletica, il rispetto di precise regole di comportamento, di alimentazione ect...

Fatte queste necessarie premesse passerei ad illustrare il contenuto del libro

Prima d’iniziare vorrei comunicarvi che il libro si trova in vendita su internet perché nessun editore piemontese a cui mi ero rivolto ha manifestato interesse a pubblicare il testo. Oggi, a circa 3 anni, dall’invio del cosiddetto “manoscritto”, nonostante le promesse, sono ancora in attesa di una risposta in merito. Per più di un anno ho atteso, pazientemente, poi, tramite ricerche su web sono riuscito a trovare un editore, acquistare un certo numero di copie autore che sto vendendo sia direttamente che tramite una libreria di Pinerolo dove vivo ed una di Torino – Per contratto percepirò il 10% del prezzo di copertina per ogni copia venduta direttamente dalla casa editrice. Le copie autore generano un margine più alto in quanto il rischio di un possibile “non ritorno“ economico di quanto investito è solo a mio carico.
In questo meccanismo di mercato non mi pare ci sia niente fuori posto anche se ciascuno di Voi potrà constatare come sia più facile per alcuni nomi, peraltro valenti atleti del passato e del presente, pubblicare ed essere pubblicizzati dai media. Anche questo fa parte del funzionamento di questa società ma, fortunatamente, poiché le vie del signore, come citava sempre il mio professore salesiano di latino, sono “infinite”, sono riuscito a trovarne una, quella appena menzionata, che mi ha permesso di diventare autore senza attendere le valutazioni di un editore tradizionale.
Ho quindi potuto pubblicare quanto mi stava a cuore e realizzare quello che era stato il mio sogno nel cassetto accarezzato per molti anni, vivere nel contempo, un’esperienza che mi ha arricchito, fatto conoscere molte persone, ritrovare amici di cui avevo perso le tracce, partecipare addirittura alla Fiera del libro di Torino . Non è mai stato nei miei obiettivi pensare di poter “guadagnarci su” anche in caso di possibile seppur improbabile successo. Ciò che realizzerò, ammortizzate le spese, verrà dirottato a favore d’iniziative che riguarderanno il podismo in generale e la disabilità in particolare.
La presentazione contiene tutti gli argomenti dei vari capitoli ed evidenzia i punti chiave. A richiesta sarà possibile sviluppare approfondimenti.

Le origini del libro

Tutto ha inizio un pò di anni fa (diciamo 10 o 15 ma il numero non è importante) quando, dentro di me ho iniziato a coltivare l’idea di scrivere un libro sulla corsa incoraggiato, anche, da due amici entrambi purtroppo già scomparsi, ad uno dei quali ho dedicato il mio Essere Corsa. Il primo si chiamava Luciano e lavorava con me in una primaria compagnia d’Assicurazioni di Torino e partecipava, per la verità con scarso successo, all’annuale campionato bancario–assicurativo. Vedeva in me l’atleta di livello e di riferimento perché riuscivo a piazzarmi discretamente bene godendo dei frutti di una preparazione atletica giovanile. Dopo ogni prova veniva a trovarmi in Ufficio per discutere quello che era successo nella gara del sabato chiedendomi spesso consigli su come migliorarsi anche se, a mio parere d’allora, non fosse adatto alle corse competitive -Non trovai mai il coraggio di dirglielo in modo diretto perché avevo capito che Lui, pur in quel modo modesto di essere corridore agonista, si trovava bene e si realizzava come individuo e sportivo. Nacque una bella amicizia e con essa l’idea di scrivere insieme un libro insieme. Eravamo giunti al punto di dividerci i compiti: io avrei trattato la parte tecnico-atletica e lui quella mentale riguardante la corsa visti i suoi interessi per la psicologia che coltivava da sempre. Entrambi avevamo constatato come i pochi testi che circolavano in materia dedicassero ,allora, scarsa attenzione a quello che accadeva e transitava nella mente del corridore, cosa provasse nei momenti di fatica, quale allenamento mentale fosse necessari per raggiungere una condizione ottimale, quali motivazioni ne sostenessero l’impegno. In una parola pensavamo ad un testo che non si limitasse al solo aspetto fisico, che si occupasse dell’atleta visto non solo come entità fisica costituito da carne,ossa e legamenti. Questo approccio più ampio, olistico, entusiasmo soprattutto Luciano che iniziò subito una ricerca di testi, anche stranieri, per disporre di un canovaccio di riferimento per dei principianti come eravamo. Così una mattina se ne arrivò sorridente con i libri di Jim Fixx, un autore americano che, forse per primo negli anni 70, iniziò a scrivere del fenomeno corsa che stava diffondendosi a macchia d’olio soprattutto negli Stati Uniti ma anche in Europa.
“Devi leggerli, sono interessanti”. “Questo autore sostiene che tantissime persone si dedicano alla corsa per ritrovare una fisicità che la società odierna sottrae loro attraverso un modo di lavorare spesso statico e chiuso entro fabbriche ed uffici“.
Purtroppo non potei mai comunicargli le mie impressioni perché mentre stavo leggendo quei testi, durante l’estate, mi fu comunicato che il mio amico aveva avuto un grave incidente stradale in Austria perdendo la vita insieme a sua moglie. Shockato da questa tragedia finii per dimenticare il libro ma, senza rendermi conto, il seme, quello di “scrivere qualcosa sulla corsa“, lavorava dentro di me affacciandosi al conscio e facendosi sentire di tanto in tanto: così iniziai a gettare giù qualche idea ma il materiale che riuscivo a produrre sembrava scarso per riempire un bel pò di pagine.

Capì il progetto e mi invitò ad andare avanti. “Con la tua esperienza dovresti riuscire a scriverlo”. Così quando andavo a trovarlo discutevamo di qualche argomento legato alla corsa, anche poco convenzionale quale la possibilità di meditare correndo.
Iniziai a fare sul serio nel 2003 programmando, finalmente, un allenamento un pò particolare alla scrittura: preparare e tenere un corso sperimentale sulla corsa con l’aiuto di mia figlia medico, allora specializzanda in ortopedia, un esperto di stretching ad un gruppo di Scout ( Pinerolo 2 ) e ad altre persone esterne.
Partendo da questo “materiale” è stato relativamente facile, andando in pensione e disponendo di ampie dosi di tempo libero a cui francamente non ero abituato ad usufruire, inziare a scrivere, documentarmi, visitare siti nazionali ed esteri e integrare il tutto con quello che, attraverso gli anni, avevo imparato dalla corsa, scoprendo nuovi aspetti che non avrei mai immaginato. Faccio ancora presente che per motivi professionali ho vissuto di numeri, di simulazioni statistiche, di database ect anche se, qualche volta, mi capitava di “usare la penna“ per verbalizzare il contenuto di riunioni di lavoro, stendere relazioni tecniche o rivedere testi di tesi per studenti universitari a cui facevo da relatore o correlatore.

Qualche supposizione da verificare

Pensavo di aver imparato molto dal lungo contatto con la corsa, di riuscire a trasmettere quanto sono stato bene in sua compagnia accumulando un vissuto positivo che ha influenzato la mia vita in modo significativo; ci tenevo a trasmetterlo a chi intende iniziare questo percorso, aiutare a scoprire nuove potenzialità in chi già la pratica o offrire elementi sufficienti per farsi un’idea di cosa accade nel mondo della corsa, quella di resistenza in particolare. L’intento, in una parola, è stato quello di fornire spunti per praticarla al meglio, con razionalità e piacere, offrire una visione possibilmente ampia della medesima prospettando anche punti di vista poco convenzionali.
Penso di essere riuscito ad evitare la confezione del manuale tecnico: non troverete né “ricette” per programmare allenamenti, né tabelle che dovrebbero, al limite, essere preparate da persone qualificate guardando negli occhi l’atleta e conoscendolo alla perfezione. Mi sono ispirato ad una precisa filosofia: “non fornire il pesce al cliente” bensì “procurargli la canna per pescarlo”. Così provo ad illustrare le singole metodiche d’allenamento cercando di far capire perché è necessario svolgere una certo lavoro per sviluppare una certa qualità atletica o per far riflettere sul significato della corsa.

La corsa consapevole

E' infatti mia convinzione che I tanti passi di corsa non hanno solo la capacità di portarci lontano, farci correre più veloci, trasformarci nel fisico e nella mente; possiedono, e forse questa è una piccola rivelazione, la straordinaria potenzialità per offrirci momenti di consapevolezza aiutandoci a superare la meccanicità insita nella ripetizione di gesti apparentemente eguali. Tutti voi avrete avuto modo di gustare almeno dei frammenti di questa consapevolezza dinamica anche se non la riconoscevate come tale: correndo vi sentivate bene, il passo era sciolto, non avevate l’ansia di superare un avversario, né la preoccupazione della classifica, la tensione dello sforzo ridotta al minimo o assente . Eravate in grado di percepire e gustare queste belle sensazioni ben diverse da quelle provenienti da un allenamento tirato, da una gara vissuta pensando al piazzamento o alla vittoria, dal peso di un allenamento che prevedesse alte dosi di ripetute, dalla fatica fisica e mentale per voler terminare una gara a qualsiasi costo, dal voler dimostrare qualcosa a sé stessi o agli altri.
Così ho deciso di caratterizzare i l testo nella direzione or ora indicata provando a tratteggiare “la corsa perfetta“ che è il nucleo del libro, poche pagine che racchiudono il frutto della mia lunga esperienza ,di un sentire attuale della corsa in modo particolare frutto, anche, di una mia evoluzione interiore. “ La corsa ed il corridore: una sola cosa”, non a caso, sono le parole d’introduzione al libro. In questa indissolubilità c’è il senso che ho trovato nella corsa ed è proposto a ciascuno di Voi, una possibilità reale di dissolvervi “in toto” nella corsa, diventare tutt’uno con essa, dimenticando addirittura voi stessi. ESSERE CORSA, appunto e senza sforzo riuscire a realizzare quella mirabile fusione dell’atleta nella corsa.

Un momento magico non precluso a nessuno : non un’ esclusiva riservata ai più forti né un’esclusione per il corridore il più debole. Con il rilassamento ed una equilibrata concentrazione può accadere pur potendosi presentare con modalità diverse. Non sempre ce ne accorgiamo per mancanza di consapevolezza, di presenza ed è un vero peccato: con qualche piccolo accorgimento disseminato nei capitoli finali potrebbe diventare accessibile a ciascuno di voi.
Alcuni la realizzano in un modo originale così riporto,come esempio, un’esperienza vissuta da Roberto Weber raccontata nel suo libro “Perché corriamo” che, durante un allenamento svolto ad un’andatura blanda, ha avuto la sensazione di volare, di staccarsi completamente da terra. E noi sappiamo come tale esperienza può essere vissuta non solo a livello fisico ma anche sul piano psicologico allorchè si percepisce in modo ampliato ”il tempo di volo“ che sembrerà maggiore di quello realmente trascorso in “aria“. Nemmeno possiamo obiettare di trovarci in presenza di un’invenzione letteraria perchè il movimento del correre prevede, oggettivamente, una fase aerea “di volo” ove entrambi i piedi non toccano terra seppure per pochi attimi o frazioni di attimi. Una vera magia da sperimentare librandosi in alto con leggerezza sotto la spinta di una falcata bella da vedersi, una ricerca della piena distensione psico-fisica ed il rilassamento conseguente. Allora si potrebbe raggiungere un vero appagamento: non solo risultati e records ma sensazioni che nutrono lo spirito, sintetizzate nel motto “Fatti non foste per correre come bruti“
A tutto ciò non si perviene per caso, né solo leggendo queste poche righe. Occorre avviare l’ascolto sé stessi per annullare la distanza tra noi e questa corsa qualitativa - che ho voluto connotare come corsa perfetta.
Una descrizione del mio attuale sentire, un traguardo impensato all’inizio. Potrebbe non essere il vostro per cui se vi trovate bene con la vostra usuale corsa, con i soliti allenamenti non forzatevi a cambiare drasticamente. Ogni cambiamento deve essere introdotto dolcemente, con una determinazione costante senza periodi di discontinuità . Ricordatevi,in ogni caso, di osservarvi in corsa, d’imprimervi quanto è avvenuto in voi, e soprattutto ricordarlo consapevolmente, farlo entrare dentro di Voi lasciandovi trasformare da queste sensazioni ...
Allo stesso modo converrà capire, e la cosa è veramente importante “che è che vi muove“, quali sono i vostri veri intenti quando andate a correre.

Non solo allenamenti focalizzati sul fisico

Anch’io, per anni, ho corso pensando solo ad allenarmi sul piano fisico, a preoccuparmi di andare forte senza nemmeno ricercare il piacere ed il benessere, non prendendo in considerazione la parte mentale insita nel correre. Gli unici momenti di relativo relax erano costituiti dal riscaldamento “pre-gara“ in parte guastati dalla preoccupazione di fornire una buona prestazione o dal “defaticamento post gara” in cui, dovevo metabolizzare un brutto risultato o tenere a freno l’eccitazione di un successo. Gli allenamenti finivano per essere espletati perché “me li ero proposti e andavano svolti”. In compagnia dei miei amici finivano, spesso, per essere vissuti come sfide per cui finivo per impegnarmi molto, quasi quanto o come in gara, finendo ansimante, talora distrutto. Avevo idee piuttosto precise: migliorare i tempi, vincere e, a questi obiettivi, dedicavo una parte rilevante del mio tempo, dei pensieri sacrificandomi, faticando il giusto nel momento della competizione strizzando fino all’ultima goccia il limone ch’era in me, trovando energie mentali che neanche credevo di possedere, informandomi su quale fossero i migliori sistemi d’allenamento. Poi la svolta, già in là negli anni, raccontata in un’appendice del libro: ”dall’agonismo alla corsa benessere”.

Inizio così

Prendendo le mosse di come l’uomo abbia conosciuto la corsa sin dall’antichità più remota legandola ad esigenze di sopravvivenza invito ad osservare la spontaneità della corsa dei bambini, a farla diventare un modello di riferimento o, semplicemente, riuscire a ricordarla e riscoprirla. Evitiamo di creare false barriere tra noi e la corsa costruite alimentando pregiudizi, creando una distanza psicologica tra la staticità e dinamicità o facendosi sopraffare dalla paura di faticare perchè la fatica è presente solo se la andiamo a cercare. L’invito è quello di provare a correre o continuare a scoprire i benefici della corsa: oggi non esistono più motivi culturali per stare distante da essa. Sempre più persone lo hanno capito, hanno indossato i panni di chi corre.
Dopo questi cenni indispensabili per cogliere il significato del libro tenterò d’illustrarVi, sommariamente, i singoli capitoli iniziando a soffermarmi sui cosiddetti “fondamentali” partendo dalla metodica regina, il lungo lento. Sicuramente taluni di Voi sono informati della sua esistenza e già lo praticano per cui mi limiterò ad alcuni notazioni indispensabili . E’ un allenamento effettuato correndo lentamente cioè molto al di sotto del proprio potenziale , usufruendo della riserva di energia di cui disponiamo, gustandola durante l’allenamento e preservandola in continuazione. E’ una corsa che i tecnici denominano aerobica in quanto si dovrebbe praticare senza entrare in debito d’ossigeno o al massimo sfiorandolo nei periodi in cui si è più avanti nella preparazione. Una corsa assolutamente ecologica per l’organismo che “porterà dentro” ossigeno ed “espellerà“ anidride carbonica senza stressare altri organi vitali. L’adagio che lo sintetizza potrebbe apparire contraddittorio: “correre lenti per correre veloci“: è una scuola di pensiero non universalmente accettata perché altri illustri campioni del passato o runners motivati e competitivi la rifiutano. Uno per tutti è stato il grande Zatopek che era di parere esattamente opposto per cui si allenava in condizioni più difficili di quelle che avrebbe incontrato nelle gare. ”Se in gara corro per dieci chilometri in allenamento ne percorrerò venti, uso scarpe pesanti ( scarponi militari nello specifico) anziché le leggere scarpette chiodate“ ect... Per questo grande atleta del passato sarebbe stato un “allenamento eresia“.
Realizzava questa visione con coerenza e sul campo s’imponeva allenamenti molto pesanti; il numero tipico delle cosiddette ripetute arrivava a 100 x 400 pur con un carico di lavoro suddiviso in due sessioni nella stessa giornata.
Per tornare alle persone normali posso dire che questo tipo di allenamento “estremo” non dovrebbe costituire un esempio per iniziare un’attività ma essere, eventualmente scelto, quando si volessero raggiungere livelli tecnici elevati.

Un consiglio disinteressato

Questo allenamento è consigliato a tutti adottando un facile slogan: “il lungo lento non è mai praticato abbastanza”. Si potrà correre per una o due ore in modo rilassato e regolare raggiungendo i tempi di corsa indicati in modo graduale e progressivo. Abitua alla regolarità se eseguito tenendo il prescritto ritmo uniforme e costante, sviluppa la capacità aerobica che, negli anni, potrà dilatarsi di molto. Se ben praticato dovrebbe creare le condizioni affinchè la corsa fluisca veramente in modo spontaneo senza forzature, senza profondere sovrumani sforzi di volontà e contribuire ad eliminare i gesti superflui realizzando una corsa economica ed essenziale . Sul piano psicologico apporta un rilassamento sempre più accentuato con il progredire della forma, abitua la mente a stabilizzarsi nell’esecuzione dei movimenti richiesti e la predispone stare a lungo in corsa senza entrare in distrazione.
Per valutare se il lungo lento è eseguito secondo queste caratteristiche appena enunciate ho predisposto un test basato sulle sensazioni provate e incentrato su parametri che trovano una loro espressione quantitativa pur partendo dalla scelta di opzioni qualitative. Dai risultati ottenuti capirete quali sono i vostri punti forti e quelli deboli.

Qualche parola su fartleck e ripetute

Esaminando altre metodiche incontriamo il fartleck (scritto alla francese) o fartlek (inglese) proveniente dai paesi nordici ed adottato da campioni leggendari quali il leggendario finlandese Nurmi. E' una corsa da attuarsi con la gioia nel cuore alternando il ritmo del lungo lento con quello di una prolungata velocità su distanze variabili e sufficientemente brevi. Prepara alle variazioni del ritmo abituale del quale siamo, spesso, inconsci prigionieri, a mentalizzarlo, a spezzare l’apparente monotonia del lungo lento.
Ultima avvertenza: andrebbe eseguito in un contesto ambientale piacevole su terreni con fondo in terra o erbosi inserendo qualche salita non impegnativa e qualche discesa.
Con le ripetute e l’interval-training ci troviamo di fronte a metodiche impegnative sia sul piano fisico che su quello mentale adottate, prevalentemente, da chi corre sul serio, attuando un lavoro anaerobico o tendenzialmente anaerobico. Si tratta di metodiche che comportano i condizioni “meno ecologiche“ per l’organismo con produzione di acido lattico con cui si dovrà imparare a convivere e smaltirlo in tempi relativamente brevi.
Non si possono affrontare a cuor leggero, né “ ad libitum”: converrà chiedere consigli a persone esperte e con la testa sul collo in modo da programmarle con raziocinio. Sono sicuramente un modo per allenare l’organismo a sostenere condizioni di gara ove si dovrà ricorrere al meccanismo anaerobico per qualche tratto anche significativo. Nasce allora la necessità di trovare la giusta velocità di esecuzione ed il congruo numero di ripetizioni,tempi di recupero insieme ad altri particolari. Il tutto da modulare secondo l’evolversi della stagione agonistica e del proprio stato psicofisico.
Mi limiterò ad evidenziare un aspetto interessante: ripetendo più volte una certa distanza si riesce a memorizzarla sino al punto da ricordarla perfettamente e riprodurla con una certa facilità senza troppi sforzi volitivi al momento opportuno.
Tutte le metodiche appena ricordate richiedono, come prerequisito, la capacità di sviluppare una buona respirazione: ho perciò dedicato un capitolo a questa importante funzione vitale evidenziando come la medesima debba coordinarsi al gesto atletico ed essere continuamente controllata e governata senza lasciarla andare per i fatti suoi. Una respirazione ben ritmata, eseguita con calma ed efficacia costituirà un “plus” per raggiungere una buona qualità di corsa: chiamasi controllo dell’atto respiratorio.

Il punto di vista di A. Lydiard

Poiché non ero sicuro di aver illustrato per bene le principali metodiche allenanti ho scelto e riportato l’intervista di un grande maestro di corsa, un certo A. Lydiard neozelandese consigliere e allenatore di vari campioni olimpici nel fondo,mezzofondo e maratona negli anni 60 che ha costituito un mio ideale punto di riferimento nel passato. L’essenza della sua filosofia è costituita dal concetto di mix o miscela di diversi elementi allenanti, una convivenza di metodiche che, per essere efficaci, andrebbero disegnate sulle caratteristiche di ciascun atleta. Un atleta di fondo e mezzofondo dovrebbe sviluppare molte qualità ma, soprattutto, resistenza e velocità. Resistenza costruita con il lavoro aerobico spinto al massimo accompagnate da sedute d’allenamento comprendenti variazioni di ritmo attuate con andature tipo fartleck da tenersi in circuiti collinari con presenza di salite discese e tratti di pianura, velocità ricercata con una serie di sprint. Questo allenatore non attribuì mai un posto importante al lavoro intervallato in quanto riteneva non fornisse al corridore benefici particolari: solo un miglioramento della meccanica di corsa senza farlo progredire in velocità, qualità decisiva per prestazioni di alto livello.

Vivere la corsa a contatto con gli agenti atmosferici

Uscendo dalle tematiche tecniche ho raccontato ciò che ho provato a raccontare cosa si prova a correre sotto la pioggia, la neve ed il vento con l’intento di trasmettere un messaggio ai possibili lettori: non fatevi fermare o intimorire dalle condizioni meteorologiche. Non esiste in assoluto tempo bello o brutto ma solo il tempo per correre (ovviamente usando un sano discernimento e senza mai assumere un atteggiamento di sfida nei confronti degli agenti atmosferici).

Qualcosa riguardo alla mente: il rapporto con il runner

Dopo un pò di capitoli dedicati al corpo del podista ho voluto cimentarmi anche con la sua mente. Già i latini avevano capito la sua importanza tanto da coniare un celebre adagio “Mens sana in corpore sano”. Quindi non ho scoperto niente di nuovo; ho solo provato a entrare nello specifico di quanto normalmente attraversa la mente di un corridore e come quest’ultimo si rapporti con essa.
Non sono però riuscito a trovare un a definizione soddisfacente per cui mi sono limitato ad elencare alcuni punti che potrete verificare con un po’ d’attenzione:

“Cosa si pensa correndo”,”la corsa una possibile forma di meditazione” e “imparare ad allenare la mente“ sono i titoli dei capitoli dedicati all’argomento appena trattato.
La corsa di resistenza non ha limiti spingendosi ben oltre la maratona diventando estrema, limite , colonne d’Ercole da superare. Non avendo mai avuto queste esperienze ho intervistato due corridori della mia città che, abitualmente, si cimentano in queste prove con un approccio diverso: più agonista uno dei due; mentre il secondo assume una filosofia essenzialmente partecipativa.

La corsaterapia

Termino l’esame sui tanti aspetti della corsa con un capitolo dedicato alla corsaterapia. La corsa normalmente vissuta come ricerca di benessere, sensazioni d’appagamento diventa terapia per ragazzi/e affetti da sindromi importanti. Con la corsa tentano,infatti, di uscire dalla sofferenza o di attenuarla. A supportarli è presente un motivato gruppo di volontari che ha posto al centro della propria vita uno scopo altruistico: aiutare il prossimo. Ne è nato il progetto Filippide con sede a Roma che ho avuto la possibilità di conoscere attraverso un articolo di Corrado Sannucci pubblicato su Repubblica e, successivamente, con una visita presso gli impianti dell’Acquacetosa dove vengono, di norma, bsvolti gli allenamenti.

4 appendici completano il testo

La corsaterapia

Termino l’esame sui tanti aspetti della corsa con un capitolo dedicato alla corsaterapia. La corsa normalmente vissuta come ricerca di benessere, sensazioni d’appagamento diventa terapia per ragazzi/e affetti da sindromi importanti. Con la corsa tentano,infatti, di uscire dalla sofferenza o di attenuarla. A supportarli è presente un motivato gruppo di volontari che ha posto al centro della propria vita uno scopo altruistico: aiutare il prossimo. Ne è nato il progetto Filippide con sede a Roma che ho avuto la possibilità di conoscere attraverso un articolo di Corrado Sannucci pubblicato su Repubblica e, successivamente, con una visita presso gli impianti dell’Acquacetosa dove vengono, di norma, bsvolti gli allenamenti.

Solo due le tabelle augurandomi che possano essere utili

Conclude il libro il ringraziamento alla fotografa Marzia Lami che, gentilmente, mi ha fornito le bellissime immagini a colori per la copertina ed il testo.

A tutti voi, giunti sino a questo punto, un grazie di cuore.